A Venezia le donne guadagnano meno degli uomini

La situazione del lavoro femminile resta drammatica, legata ad un’occupazione precaria, part time e a basso reddito. Lo confermano i dati INPS su lavoratori dipendenti privati, somministrati e parasubordinati.

 Il primo dato da tenere in considerazione è quello sul lavoro a tempo pieno, che funge da importante indicatore per diversi aspetti. Da questo punto di vista la situazione mostra differenze abissali: tra gli uomini poco più del 17% è impiegato part time, mentre per le donne il dato è al 50%. Tra le ragioni ci sono i part time involontari e obbligati, che in molti settori (soprattutto nei servizi) sono pratica diffusa, ma anche la il ruolo di cura che molto spesso nelle famiglie è affidato esclusivamente alle donne, con una pesante ricaduta in termini salariali.

Anche la precarietà del lavoro risulta maggiore tra le lavoratrici: se il 71,5% dei lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato, le donne con contratti non precari sono solo il 63,9%. Una differenza che viene assorbita dai contratti a tempo determinato e dai contratti stagionali. Allarmano in questo caso le forti differenze sulla retribuzione: una donna con un contratto a tempo indeterminato, mediamente percepisce 22.360€ lordi all’anno (un collega maschio 31.987€), mentre una donna con un contratto a tempo determinato ne percepisce mediamente 10.213€ e una donna con contratto stagionale 8.482€. 

I dati smentiscono il legame tra diversi settori di impiego e gender Pay gap. Se da un lato è vero che mediamente il settore manufatturiero (che ha una prevalenza maschile), paga di più, è anche vero che negli stessi settori le donne guadagnano mediamente di meno. In generale, le lavoratrici in termini numerici prevalgono nel turismo, nel commercio e nei servizi alle imprese, oltre a rappresentare la grande maggioranza degli occupati in istruzione e sanità private.

Nei contratti atipici, come i somministrati e i parasubordinati, il quadro risulta ancor più impressionante. Anche nei contratti di somministrazione le donne guadagnano il 30%, in una tipologia contrattuale che le vede quasi eguagliare numericamente i colleghi uomini (9899 uomini, 8134 donne). Nei contratti di collaborazione si raggiunge il gender pay gap in assoluto più alto, con una differenza di quasi 14.000€ annui tra i collaboratori e le collaboratrici. 

Servono scelte politiche diverse sia costruendo veri piani antidiscriminazione che vedano l’impegno di tutte le parti sociali sia realizzando davvero una rete di servizi che non obblighi le persone a dover scegliere tra la cura dei familiari e il lavoro. Serve costruire politiche a contrasto della precarietà che favoriscano un lavoro ad alto valore aggiunto.