Guardare alla difficoltà di trovare lavoratrici e lavoratori stagionali nel turismo, e vedere solo il problema della casa, è sintomo di una forte miopia da parte di alcune associazioni di categoria.
Servono salari dignitosi. Serve contrastare un modello di industria turistica basato sulla stagionalità, sulla precarietà, sull’impossibilità per queste lavoratrici e lavoratori di costruire e programmare un futuro. La casa non può essere solamente un luogo funzionale al lavoro, ma deve poter essere un luogo in cui scegliere di vivere, in cui potersi fare una famiglia.
È evidente che serva limitare le locazioni turistiche anche nel Litorale, non può essere un modello di sviluppo costruire città estive che si popolano da un lato di villeggianti e dall’altro di lavoratori che devono lasciare tutto per andare a vivere in degli alveari. Serve un lavoro meno precario, o con retribuzioni in grado di compensare pienamente la precarietà data dal lavoro in alta stagione. Gli imprenditori del nostro Territorio pensano sempre più spesso di affrontare il problema come se si trattasse di contingenze dovute a fattori esterni. Detassare, decontribuire, allargare la NASPI, sono tutte proposte che vogliono scaricare sulla fiscalità di tutte le cittadine e dei cittadini un modello di impresa che va benissimo finché genera profitti, ma che alla resa dei conti rivela tutta l’insostenibilità del non sapere dare un giusto valore al lavoro.