Non basta parlare di spaccio e delinquenza

Il racconto della visita della Commissione Parlamentare Periferie a Venezia appare una passeggiata pre elettorale, più che un momento di ascolto e di confronto con il territorio. 

La scelta di continuare ad utilizzare Via Piave come simbolo del degrado serve solo continuare a fare propaganda sulla sicurezza, una campagna elettorale che dimentica Marghera, Favaro come anche la città insulare. 

Le aree periferiche non sono più quelle distanti dal centro città, sono quelle in cui è impossibile avere una qualità della vita adeguata che vuol dire casa, lavoro e accesso ai servizi pubblici. 

Mentre nella città dilaga il disagio sociale, la povertà, la precarietà e la crisi abitativa, il problema sembra potersi ridurre alla questione “droga”. Certamente nel nostro Territorio abbiamo una situazione emergenziale legata allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti, è un fatto del tutto evidente da almeno dieci anni. 

Non siamo di certo tra quelli che tifano contro la città e la sua immagine, a dispetto delle ripetute accuse. Sembra però evidente che continuare a riciclare formule magiche, polizia locale e quant’altro, non sia efficace per migliorare la condizione delle cittadine e dei cittadini del nostro Territorio. Il lavoro, nella nostra provincia, è tra i più poveri e precari di tutto il Veneto, mentre il mercato immobiliare e degli affitti rende praticamente impossibile alle famiglie di stabilirsi nel Comune di Venezia e nelle città del Litorale. 

Le lavoratrici e i lavoratori delle zone “più calde” della città (come ad esempio quella della Stazione di Mestre, di via Piave, e ormai anche di Piazzale Roma), hanno paura ad andare a lavoro, hanno paura di percorrere il tragitto casa-lavoro la sera. Di fronte ad una cittadinanza che si è più volte dimostrata molto attiva, basti pensare alle manifestazioni “Riprendiamoci la città”, la città viene lasciata all’abbandono e all’economia della rendita dell’industria turistica.

Chiediamo alle Istituzioni di mettere da parte le promesse, che sentiamo ripetere da quasi dieci anni, sulla riqualificazione di questa o quella zona. Si tratta certamente di interventi necessari, ma serve prima comprendere a fondo i problemi della città per tentare una risposta efficace.

Serve favorire e rafforzare le iniziative della cittadinanza anche nell’ottica di rafforzare le reti sociali; costruire interventi specifici per le situazioni borderline in un contesto in cui le persone sono prossime all’esasperazione, assieme ad un’assistenza psicologica accessibile. Dare spazio ad alcune proposte, come quella presentata dal comitato ViviAmo Marghera per realizzare una casa di accoglienza comunale e un progetto di reinserimento sociale e lavorativo. La nostra città ha bisogno di un intervento complessivo di riqualificazione degli spazi urbani, che favorisca la partecipazione delle persone alla vita della città, anche favorendo le aperture serali.