Oggi le lavoratrici e i lavoratori dei call center sono in sciopero. Assocontact, associata Confcommercio che rappresenta alcuni call center vuole uscire dal ccnl delle telecomunicazioni in favore di un contratto “meno oneroso” e più flessibile.
Riguarderà circa 6000 addetti a livello nazionale, 500 in Veneto. Il contratto (CISAL BPO), sottoscritto il 4 dicembre da ANPIT CISAL (un sindacato molto poco rappresentativo del settore), riduce gli incrementi salariali e pone condizioni peggiorative nella parte normativa. Per fare alcuni esempi, riduce la maternità dal 100% dello stipendio previsto dal CCNL TLC all’80%, dimezza i permessi, riduce la malattia dal 100% precedentemente previsto ad una media del 70%, gli infortuni sul posto di lavoro dal 100% al 60%. Oltre a questo, rende gli scatti di anzianità da automatici a “su base di certificazione”, oltre a prevedere un incremento nel prossimo triennio di soli 45€.
Si tratta di call center che lavorano in appalto per altre aziende. Le aziende di telecomunicazione hanno esternalizzato le lavorazioni a call center terzi, che non lavorano più solo sulle telecomunicazioni ma attraverso commesse di molte altre aziende (ad esempio energia, banche, assicurazioni, cliniche private, case automobilistiche). Questa determinata situazione porterà il nuovo contratto a costruire le condizioni per un vero e proprio dumping rispetto ai servizi esternalizzati dai committenti, creando le condizioni per rendere alcune aziende più competitive a spese di lavoratrici e lavoratori.
Alcune aziende hanno già annunciato di aderire al nuovo contratto, tra queste Callcenterone e One os, entrambe di Marcon e PMCPlus di Padova. Altre aziende che potrebbero aderire a causa della concorrenza esercitata dall’adozione del nuovo contratto sono la Koinè di Maerne, Konecta di Padova e Nexteria di Verona, oltre a molti altri call center del territorio.
L’aumento di contratti sottoscritti da organizzazioni sindacali non rappresentative rende urgente una legge sulla rappresentanza. Sono ad oggi più di 700 i contratti di questo tipo, alcuni di essi evidentemente definibili “contratti pirata”. In assenza di un intervento normativo in materia, a farne le spese saranno i lavoratori, sempre più spesso costretti a subire contratti che peggiorano le condizioni di lavoro e salariali.
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